Tra tutti i dipinti di Giovanni Da Milano, St. Francis of Assisi (1360) è il più famoso. A seguire troviamo The Crucifixion (1360) e Christ and the Virgin with Saints (1365). Tra le 5 opere di Giovanni Da Milano presenti nel nostro catalogo, queste 5 sono le più celebri, ognuna accompagnata dalla sua data, dal suo museo e dalla sua storia.
Classificata in base al nostro punteggio di popolarità, che combina ricerche, visite e ordini per ogni opera. Aggiornato Ottobre 2026. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato come una riproduzione a olio dipinta a mano su tela di lino, oppure come una stampa d'arte, realizzata nelle dimensioni da te scelte.
I 3 musei che ospitano la maggior parte dei dipinti presenti in questa pagina.
| Musei | Città | Opere di Giovanni Da Milano | Dipinti di questo elenco |
|---|---|---|---|
| Amsterdam | 1 | The Crucifixion | |
| Londra | 1 | Christ and the Virgin with Saints | |
| Milano | 1 | Christ in throne adored by angels |
Da 1360 a 1365, per un totale di 6 anni, le tele datate di Giovanni Da Milano raccontano una breve storia: eccola, anno dopo anno.
St. Francis of Assisi (1360), seguito da The Crucifixion (1360) e Christ and the Virgin with Saints (1365).
Giovanni Da Milano, nato nel 1325, aveva 35 anni: St. Francis of Assisi risale al 1360.
Nel nostro catalogo sono presenti 5 opere di Giovanni Da Milano, datate dal 1360 al 1365.
Principalmente in Rijksmuseum (Amsterdam), National Gallery (Londra) e Pinacoteca di Brera (Milano); l'elenco sopra riporta ogni museo e le sue tele.
In 1360, che comprende 4 delle 5 opere in questa pagina, tra cui spicca St. Francis of Assisi.
La tela più antica qui presente risale al St. Francis of Assisi (1360); la più recente al Christ and the Virgin with Saints (1365).
Sì. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato dalla propria pagina dedicata come riproduzione a olio dipinta a mano, oppure come stampa fine art, nelle dimensioni da te scelte.
Nelle vivaci strade di Firenze, dove l'aria era densa del profumo di pigmenti freschi e degli echi di un'epoca in trasformazione, un pittore di nome Giovanni di Jacopo di Guido da Caversaccio iniziò a lasciare il suo segno. Proveniente dalla Lombardia, arrivò in Toscana come un uomo in cerca di fortuna, apparendo nei registri cittadini con il nome di Johannes Jacobi de Commo. Era un viaggiatore, una mano straniera tra i maestri affermati, eppure la sua presenza si fece sentire quasi immediatamente. Il suo pennello non cercava di reinventare i cieli, bensì di interpretarli attraverso la lente di una profonda influenza. Egli guardò verso le opere di Giotto, assorbendo il peso della forma umana e la nuova percezione della profondità spaziale che aveva iniziato a trasformare la pittura italiana. Il suo stile portava con sé la grazia del periodo gotico, muovendosi però con un nascente naturalismo che cercava di radicare il divino nel mondo fisico.
Questa ricerca del realismo non era una mera imitazione. Giovanni cercava di catturare le sottili sfumature della luce e le pesanti pieghe dei drappeggi, conferendo alle sue figure un senso di volume che dominava lo spazio che occupavano. Lavorò al fianco di altri che condividevano questa visione, tra cui Giottino e i figli di Taddeo Gaddi, intrecciando la propria mano nel tessuto della scuola fiorentina. La sua vita fu una silenziosa lotta per trovare una voce tra i giganti dell'epoca, un compito che affrontò con mano ferma e deliberata.
Le opere che ha lasciato offrono uno sguardo su una mente preoccupata dall'intersezione tra il sacro e l'umano. Presso lo Spedale della Misericordia a Prato, realizzò un polittico della Madonna e dei Santi, un'opera che rimane il suo più antico capolavoro firmato. Fu una commissione che richiese sia precisione tecnica che una profonda comprensione della narrazione religiosa. In seguito, le sue mani plasmarono le scene del mito biblico della creazione per l'Ognissanti di Firenze, un grande polittico che sarebbe stato infine smembrato e disperso, le sue parti perdute dal passare del tempo ma il cui impatto è rimasto nella memoria della città.
La sua maestria fu forse visibile con maggiore chiarezza nella Cappella Rinuccini all'interno di Santa Croce. Lì, decorò i registri superiori degli affreschi che raffigurano la Vita della Vergine e la Vita di Maria Maddalena. Mentre altre mani, come quella di Matteo di Pacino, lavoravano i livelli inferiori, il contributo di Giovanni fornì l'altezza spirituale del ciclo. La sua capacità di trasmettere emozione attraverso un gesto o un'espressione facciale aiutò a colmare il divario tra le icone stilizzate del passato e l'arte più umanizzata degli anni a venire.
Con il progredire della sua carriera, l'estensione del suo talento si espanse oltre le mura di Firenze. Entro il 1369, la documentazione della sua vita ci conduce a Roma, dove lavorava sotto il patrocinio di Papa Urbano V. Questo periodo della sua vita mostra un uomo che era passato dall'essere un forestiero appena arrivato a una mano rispettata nella corte papale, lavorando accanto a figure affermate all'ombra dei grandi maestri. Fu un tempo di grande responsabilità, ma fu anche l'ultimo capitolo della sua esistenza documentata. Lasciò dietro di sé un corpo di opere che, sebbene forse più contenuto rispetto a quello dei suoi contemporanei, possedeva una chiarezza e un peso che parlavano di una vita trascorsa a padroneggiare il linguaggio della luce e della forma.