Il peso delle parole e del colore
Claus Carstensen ha iniziato il suo percorso creativo seguendo il ritmo della poesia. Prima che la tela diventasse il suo campo d'azione principale, era un scrittore, vendeva raccolte di poesie ai compagni di scuola nei corridoi della sua giovinezza. La sua prima opera pubblicata, Flieger sind Sieger/Helte, apparve nel 1975. Questa precoce ossessione per il linguaggio non lo ha mai veramente abbandonato. Anche quando si è spostato verso le arti visive, la sua pratica è rimasta legata alla parola scritta, dando vita a quindici raccolte di poesie, cinque volumi di saggi e quattro antologie. Ha studiato letteratura comparata presso l'Università di Copenaghen, formandosi contemporaneamente presso la Royal Danish Academy of Fine Arts tra il 1977 e il 1983. Questa doppia formazione ha generato una tensione costante tra la precisione del testo e l'imprevedibilità del colore.
Il suo linguaggio visivo è emerso insieme a un gruppo noto come De Unge Vilde, ovvero "I Giovani Selvaggi". Questo movimento cercava di rivendicare l'atto fisico della pittura, allontanandosi dal rigido concettualismo che aveva dominato l'epoca. All'inizio degli anni Ottanta, la sua opera ha assunto una qualità stratificata e specifica. Ha utilizzato la fotocopia, la distorsione dell'immagine e manipolazioni arbitrarie per creare un senso di rumore visivo. I suoi dipinti evocano spesso le superfici di una città: strati di poster e immagini pubblicitarie che sono stati logorati dal tempo, sovrapposti e poi scorticati. È un modo di osservare il mondo attraverso i detriti della vita urbana.
Presenza e luogo
La geografia della sua carriera si è spostata dalle aule di Copenaghen alle strade di Colonia, in Germania, dove ha vissuto e lavorato dal 1986 al 1993. Questo periodo di residenza in Germania ha coinciso con una significativa espansione della sua influenza. È infine tornato a Copenaghen, dove ha insegnato come professore presso la Royal Danish Academy of Fine Arts dal 1993 al 2002. La sua opera è stata parte di importanti dialoghi internazionali, rappresentando la Danimarca alla Biennale di Sydney nel 1992, alla Biennale di San Paolo nel 1994 e alla Biennale di Venezia nel 1997. Queste apparizioni hanno inserito il suo approccio specifico, spesso nichilista, alle superfici bidimensionali in un contesto globale.
La sua pratica si estende oltre la superficie piatta di una tela, entrando nello spazio fisico della città e nel peso del bronzo. Nel 2016, ha completato una commissione intitolata Doing Time/Critical Mass, che consiste in cinque figure in bronzo a grandezza naturale installate presso la prigione di Storstrøm Fængsel. Quest'opera sposta la sua esplorazione della presenza umana in un mezzo pesante e permanente. Che stia lavorando alla litografia con il laboratorio Steinprent nelle Isole Færøe o creando installazioni su larga scala, il suo focus rimane costante su come le immagini e gli oggetti occupino lo spazio e su come decadano nel tempo.