Il dipinto più amato di Jacone è double intercession and saints (1523). Il nostro catalogo contiene 1 opere di Jacone: ecco le 1 più famose, ognuna con il proprio anno, il proprio museo e ciò che la rende memorabile.
Classificata in base al nostro punteggio di popolarità, che combina ricerche, visite e ordini per ogni opera. Aggiornato Novembre 2026. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato come una riproduzione a olio dipinta a mano su tela di lino, oppure come una stampa d'arte, realizzata nelle dimensioni da te scelte.
Ogni tela datata di Jacone in questa pagina è stata dipinta nel 1523; ecco le opere, partendo dalle più famose.
double intercession and saints (1523)
Jacone, nato nel 1495, aveva 28 anni: double intercession and saints risale al 1523.
Nel nostro catalogo sono presenti 1 opere di Jacone.
Sì. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato dalla propria pagina dedicata come riproduzione a olio dipinta a mano, oppure come stampa fine art, nelle dimensioni da te scelte.
Tra i vicoli stretti di Firenze, il giovane apprendista Jacopo di Giovanni di Francesco iniziò il suo cammino nel laboratorio di Andrea del Sarto. Vi rimase, lavorando fianco a fianco con il maestro, fino alla fine del 1521. Già allora, la sua mano manifestava una certa indipendenza, un modo di muovere il pennello che suggeriva come non fosse un semplice seguace. Si muoveva tra i circoli della città, trovandosi tra gli artigiani e gli uomini che plasmavano la vita visiva della corte fiorentina, sebbene si trovasse spesso ai margini delle commissioni più prestigiose.
Il suo percorso non fu lineare. Si spostò tra la città e la campagna, finendo per gravitare nell'orbita di Pontormo. I suoi disegni, oggi conservati in vari musei, rivelano un modo specifico di trattare la forma umana. Le figure sono spesso colte in posizioni insolite, quasi inquietanti, che riecheggiano l'energia inquieta tipica dell'opera di Rosso Fiorentino. Fu un uomo che preferì il proprio modo di vedere, anche quando ciò significava essere escluso dai grandi progetti affidati ad altri.
L'opera che ha lasciato è dispersa, rinvenuta negli angoli silenziosi delle chiese e nelle sale dei grandi musei. Le sue mani hanno toccato soggetti molto diversi, dal sacro al decorativo, spaziando tra:
Nel 1525, collaborò alle decorazioni di un arco per la festa di San Felice in Piazza, un compito condiviso con altri artisti. Successivamente, nel 1536, contribuì agli apparati decorativi di Villa Medicea di Careggi sotto la supervisione di Pontormo. I suoi dipinti possiedono spesso una qualità luminosa e nitida, particolarmente evidente nei suoi ritratti, dove catturava i tratti dei suoi soggetti con uno sguardo fermo e osservatore.
Un mutamento nei suoi ultimi anni è difficile da ignorare. Dopo la peste che colpì Firenze nel 1527, cercò rifugio a Cortona. Quando finalmente tornò a Firenze, la natura stessa del suo lavoro sembrò cambiare. Il pennello fu messo da parte per un mestiere più umile: divenne un cimatore, un tagliacapelli, una professione che offriva una stabilità che la vita del pittore non poteva garantire. Scelse di vivere in una casa in Via Coda Rimessa, lontano dalle grandi commissioni della nobiltà.
Morì a Firenze nel 1554. Il suo nome fu registrato nei libri delle corporazioni, non come un maestro celebrato, ma come un uomo che aveva lavorato con le mani in molti modi diversi. Rimane una figura della scuola fiorentina, un uomo il cui stile è stato plasmato dai giganti del suo tempo, ma che è rimasto distintamente unico.