Una vita a Norrby Lemland
Joel Pettersson trascorse la maggior parte dei suoi giorni nelle Isole Åland, in Finlandia. Nacque in una famiglia di contadini a Norrby, Lemland; suo padre lavorava come conducente e veterinario autodidatta, mentre sua madre si prendeva cura della fattoria. La sua esistenza era indissolubilmente legata alla terra e ai pesanti oneri dell'agricoltura di sussistenza, un ruolo che Joel dovette assumere nonostante il suo scarso interesse per tale mestiere. Egli dedicò gran parte del suo tempo alla scrittura e alla pittura, trovandosi spesso in conflitto con le pretese della proprietà familiare.
Tra gli anni 1913 e 1915, studiò presso la scuola di disegno Åbo Ritskola a Turku, dove apprese sotto la direzione di Victor Westerholm. Non rimase a lungo in città, preferendo invece tornare alla familiarità delle Åland. Questo periodo di studi contribuì a plasmare la sua mano, sebbene sentisse spesso un distacco tra la formazione formale urbana e la realtà rurale della sua dimora. In seguito, rivolse la sua attenzione alle organizzazioni giovanili locali, dove creò scenografie, costumi e persino marionette per le rappresentazioni teatrali.
Il pennello e la penna
La sua opera si divideva tra l'immagine visiva e la parola scritta. Come pittore, utilizzava spesso l'olio su cartone per catturare i paesaggi delle isole. Il suo stile tendeva all'espressionismo, concentrandosi sulle texture del mondo circostante. Dipinse vedute autunnali che ritraevano la chiesa di Lemland e si dedicò anche all'autoritratto. Vi era una certa qualità grezza nel suo metodo, specialmente negli anni più tardi, quando utilizzò un vecchio pollaio vuoto come atelier.
La scrittura era altrettanto presente nella sua vita quotidiana. Scrisse prosa, poesie e opere teatrali utilizzando il dialetto locale piuttosto che lo svedese formale. Molti di questi componimenti rimasero inediti per decenni dopo la sua scomparsa. I suoi racconti osservavano spesso gli abitanti del suo villaggio con un senso di ironia o con una silenziosa, pesante tristezza. Tra le sue opere scritte si annoverano:
- Jag har ju sett
- Eldtände
- Frifågel
- Hallonskogen
Difficoltà e ultimi anni
Le lotte economiche e il peso delle sue responsabilità lasciarono un segno profondo sulla sua salute. Dopo la morte dei genitori nel 1928, si ritrovò a gestire la fattoria da solo. Tentò diverse imprese, tra cui l'allevamento di galline, ma questi sforzi non gli garantirono la stabilità necessaria. Un periodo di intensa difficoltà seguì il fallimento dell'esperimento con l'avicoltura, portandolo a un esaurimento nervoso. Nel 1936, alcuni dei suoi dipinti furono esposti in una mostra a Mariehamn, dove gli osservatori notarono la forza e la vitalità intrinseca nel suo lavoro.
L'ultimo tratto della sua vita fu trascorso nel manicomio di Grelsby, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel gennaio del 1937. Sebbene abbia vissuto gran parte della sua esistenza come una figura oscura, la sua reputazione cambiò molto tempo dopo la sua scomparsa. Negli anni '70, gli editori iniziarono a riportare alla luce i suoi scritti, e egli venne riconosciuto per la prospettiva unica che ha donato alla cultura delle Isole Åland.