Moses in the Bulrushes (1880) è il dipinto per cui John Ames Mitchell è più celebre; appartiene al Museum of Fine Arts, Boston. Il nostro catalogo conta 1 opere di John Ames Mitchell. Ecco le 1 più famose, con l'anno, il museo e la storia di ogni tela.
Classificata in base al nostro punteggio di popolarità, che combina ricerche, visite e ordini per ogni opera. Aggiornato Novembre 2026. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato come una riproduzione a olio dipinta a mano su tela di lino, oppure come una stampa d'arte, realizzata nelle dimensioni da te scelte.
Il museo che custodisce la maggior parte dei dipinti presenti in questa pagina.
| Musei | Città | Opere di John Ames Mitchell | Dipinti di questo elenco |
|---|---|---|---|
| Boston | 1 | Moses in the Bulrushes |
Le tele datate di John Ames Mitchell presenti in questa pagina appartengono tutte al 1880: ecco le opere, in ordine di fama.
Moses in the Bulrushes (1880)
John Ames Mitchell, nato nel 1845, aveva 35 anni: Moses in the Bulrushes risale al 1880.
Nel nostro catalogo sono presenti 1 opere di John Ames Mitchell.
Principalmente in Museum of Fine Arts (Boston); l'elenco sopra riporta ogni museo e le sue tele.
Sì. Ogni dipinto in questa pagina può essere ordinato dalla propria pagina dedicata come riproduzione a olio dipinta a mano, oppure come stampa fine art, nelle dimensioni da te scelte.
John Ames Mitchell è stato un uomo dalle molteplici passioni, capace di muoversi tra i mondi dell'architettura, della letteratura e dell'editoria con uno scopo silenzioso e costante. Nato a New York il 17 gennaio 1845, la sua visione è stata plasmata da un'istruzione variegata: ha frequentato l'Università di Harvard prima di trasferirsi a Parigi per studiare presso l'École nationale supérieure des Beaux-Arts. Questa formazione nelle tradizioni classiche francesi ha affinato il suo occhio per il design, sia che si trattasse di abbozzare un edificio o l'intestazione di una rivista. Nel 1875, applicò le sue competenze architettoniche alla progettazione della Unity Church di North Easton, un progetto commissionato da suo zio, Oliver Ames Jr.
I suoi interessi non si sono mai limitati a una singola disciplina. È stato un romanziere capace di esplorare temi speculativi, come nel suo libro del 1889 The Last American, che immaginava un ammiraglio persiano alla scoperta dell'America nell'anno lontano 2951. Scrisse anche Amos Judd nel 1895, un racconto che in seguito divenne la base per un film muto. Questa capacità di costruire mondi attraverso l'inchiostro e la struttura ha definito il suo carattere, rendendolo un uomo capace di abitare simultaneamente la mente di un narratore e la precisione di un progettista.
Nel 1883, Mitchell corse un rischio significativo co-fondando la rivista Life insieme ad Andrew Miller. Utilizzò un'eredità di 10.000 dollari per lanciare la pubblicazione, spinto dal desiderio di vedere i propri disegni riprodotti attraverso il allora innovativo processo di stampa su lastre zincate. Non fu solo il finanziatore; fu un artista collaboratore che contribuì a plasmare l'identità visiva della rivista. Disegnò la primissima testata per la rivista, caratterizzata da amorini, e in seguito progettò un'intestazione che raffigurava un cavaliere che puntava una lancia contro un diavolo in fuga.
Sotto la sua guida, la rivista divenne una piattaforma per una nuova generazione di talenti. Possedeva un occhio acuto per il potenziale, incoraggiando molti illustratori e scrittori che avrebbero poi definito un'epoca. La sua rivista era diversa dai concorrenti, affrontando spesso questioni sociali e politiche con un approccio caloroso, seppur talvolta impulsivo. Era un uomo di convinzioni, che utilizzava la propria piattaforma per sostenere cause in cui credeva, come il miglioramento del sistema igienico-sanitario e la protezione degli animali dalla vivisezione.
Oltre la pagina stampata, Mitchell cercò di fare una differenza tangibile nella vita degli altri. Co-fondò il Fresh Air Fund insieme a Horace Greeley, un'iniziativa che permetteva ai bambini delle città di sfuggire alle strade affollate per respirare l'aria pura dei campi a Ridgefield, nel Connecticut. Questo legame con la terra rimase una costante nella sua vita, tanto che alla fine scelse proprio Ridgefield come sua dimora.
La rivista che contribuì a costruire cambiò col tempo proprietà, ma le sue origini rimasero indissolubilmente legate alla sua visione. La sede della sua Life si trovava in un edificio che oggi funge da Herald Square Hotel a New York, un dono di Charles Dana Gibson. Mitchell morì a Ridgefield, nel Connecticut, il 29 giugno 1918. Lasciò dietro di sé un'opera che abbracciava l'architettonico, il letterario e il visivo, specchio di una vita trascorsa a rimodellare costantemente il mondo che lo circondava.