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      John Mclaughlin, 1898 – 1976

      Le 5 opere più famose di John Mclaughlin

      No. 18 (1966) è il dipinto per cui John Mclaughlin è più celebre. #3-1970 (1970) e 13 1973 (1973) completano il trio delle tele più amate. Il nostro catalogo conta 11 opere di John Mclaughlin. Ecco le 5 più famose, con l'anno, il museo e la storia di ogni tela.

      Classificata in base al nostro punteggio di popolarità, che combina ricerche, visite e ordini per ogni opera. Aggiornato Novembre 2026.

      Ritratto di John Mclaughlin
      John Mclaughlin · 1898 – 1976
      Nato · morto
      1898 – 1976, contea di Norfolk
      Opere nel nostro catalogo
      11
      Le più famose
      No. 18 (1966)

      I dieci dipinti più amati di John Mclaughlin

      17, 1966 (1966) di John Mclaughlin
      5

      17, 1966

      1966

      The painting '17, 1966' by John McLaughlin is a quintessential example of minimalist art. Created in 1966, this oil on canvas piece measures 122 x 152 cm and is currently housed at the Smithsonian American Art Museum. The artwork features two adjacent, vertically oriented dark rectangles positioned against a light background, showcasing the artist's emphasis on simplicity and geometric forms. The Artist's Vision John McLaughlin's work is characterized by its…

      Le tele più famose di John Mclaughlin, anno dopo anno

      Circa un decennio davanti al cavalletto, da 1966 a 1973: le tele datate di John Mclaughlin, anno dopo anno.

      1. 1966
      2. 1966
        17, 1966 (1966) di John Mclaughlin
        5 di 5

        17, 1966

        Età 68

        The painting '17, 1966' by John McLaughlin is a quintessential example of minimalist art. Created in 1966, this oil on canvas piece measures 122 x 152 cm and…

      3. 1970
      4. 1973
        13 1973 (1973) di John Mclaughlin
        Classificato 3 di 5

        13 1973

        Età 75

      Le tele di John Mclaughlin, un incontro passo dopo passo

      Per quale tela è più ricordato John Mclaughlin?Leggi la risposta

      No. 18 (1966), seguito da #3-1970 (1970) e 13 1973 (1973).

      No. 18: che età aveva John Mclaughlin quando è stata dipinta?Leggi la risposta

      John Mclaughlin, nato nel 1898, aveva 68 anni: No. 18 risale al 1966.

      Quante opere ha creato John Mclaughlin?Leggi la risposta

      Nel nostro catalogo sono presenti 11 opere di John Mclaughlin, datate dal 1966 al 1973.

      Quando ha dipinto le tele più famose John Mclaughlin?Leggi la risposta

      In 1966, che comprende 2 delle 5 opere in questa pagina, tra cui spicca No. 18.

      Quale celebre tela di John Mclaughlin è stata realizzata per prima e quale per ultima?Leggi la risposta

      La tela più antica qui presente risale al No. 18 (1966); la più recente al 13 1973 (1973).

      Scopri l'artista: John Mclaughlin

      Un’esistenza dedicata al vuoto: il mondo astratto di John McLaughlin

      John Dwyer McLaughlin, nato a Sharon, Massachusetts nel 1898, fu un rivoluzionario silenzioso nel panorama dell'arte americana. Il suo percorso verso la figura chiave del minimalismo e della pittura hard-edge non fu caratterizzato da una precoce ambizione artistica, ma piuttosto da uno sviluppo graduale plasmato dalle esperienze di vita, dall’indagine filosofica e da un profondo rispetto per l'estetica orientale. A differenza di molti artisti che trovano la propria voce in giovane età, McLaughlin iniziò a dipingere relativamente tardi nella vita, negli anni '30, dopo una carriera che aveva incluso il servizio militare in entrambe le guerre mondiali e un’immersione nel commercio internazionale. Suo padre, giudice della Corte Superiore del Massachusetts, instillò in lui e nei suoi sei fratelli l'amore per l'arte, in particolare quella asiatica, che sarebbe diventata una pietra angolare della visione artistica di McLaughlin. Questa prima esposizione non fu meramente estetica; fu l’inizio di un’esplorazione a lungo termine dei principi di equilibrio, armonia e del potere del vuoto – concetti centrali nello Zen Buddhismo che influenzarono profondamente il suo lavoro. Le sue esperienze belliche, prestando servizio come traduttore in entrambi i conflitti, ampliarono ulteriormente la sua prospettiva, esponendolo a culture diverse e consolidando una natura introspettiva.

      Dalle stampe giapponesi alla purezza geometrica

      Il percorso artistico di McLaughlin verso l'astrazione non fu diretto. Dopo aver sposato Florence Emerson, pronipote di Ralph Waldo Emerson nel 1928, la coppia si trasferì in Giappone nel 1935. Questo periodo si rivelò trasformativo. McLaughlin si dedicò allo studio dell’arte e della lingua giapponese, assorbendo le sfumature della sua cultura visiva. Al loro ritorno a Boston nel 1938, fondarono Tokaido, Inc., una galleria d'arte specializzata in stampe giapponesi e manufatti asiatici. Questa impresa non fu semplicemente un affare; fu una continuazione della sua istruzione, un costante impegno con i principi di design e composizione inerenti all’estetica giapponese. La galleria gli offrì un'opportunità unica per studiare in prima persona il magistrale uso dello spazio, della linea e del colore che caratterizzava l'arte tradizionale giapponese. Fu in questo periodo che McLaughlin iniziò a dipingere, esplorando inizialmente nature morte e paesaggi prima di passare rapidamente all’astrazione. Non era interessato a rappresentare il mondo esterno; cercava di esprimere qualcosa di molto più fondamentale – uno stato interiore di contemplazione e un senso universale dell'ordine. L'influenza dello Zen Buddhismo divenne sempre più evidente, in particolare il concetto di *ma*, spesso tradotto come "il vuoto" o "lo spazio negativo", che sottolinea che la vacuità non è semplicemente assenza ma una forza potente in sé.

      Il rettangolo come rivelazione

      Lo sviluppo artistico di McLaughlin fu caratterizzato da un'implacabile ricerca di purezza e riduzione. Eliminò consapevolmente tutti gli elementi rappresentativi, i gesti e le espressioni emotive, arrivando al rettangolo come suo elemento costitutivo fondamentale. Questa non fu una scelta casuale; fu un deliberato tentativo di creare dipinti privi di "oggettività", come li definiva lui stesso – liberi da qualsiasi associazione con il mondo materiale. La sua tecnica prevedeva la sovrapposizione di barre rettangolari su piani adiacenti, creando sottili variazioni di colore e profondità che invitavano a una prolungata contemplazione. Controllò meticolosamente ogni aspetto del suo lavoro, impiegando forme geometriche precise e una tavolozza limitata, tipicamente costituita da neri, bianchi, grigi e colori tenui. Questa deliberata moderazione non era fredda o sterile; fu intesa a creare un'atmosfera favorevole all’introspezione. McLaughlin credeva che eliminando tutti gli elementi estranei, potesse consentire allo spettatore di sperimentare il dipinto direttamente, senza l'interferenza di preconcetti o bagagli emotivi. Si ispirò ad artisti come Kasimir Malevich e Piet Mondrian, riconoscendo la loro influenza pur forgiando un proprio percorso unico. Come lui stesso affermò, trovò “conforto” nelle idee di Malevich ed era “indebitato” a Mondrian per aver dimostrato la naturale progressione del Neoplasticismo verso l'astrazione totale.

      Un’eredità di contemplazione e innovazione hard-edge

      McLaughlin si stabilì a Dana Point, in California, nel 1946, dedicandosi completamente alla pittura. Il suo lavoro ottenne rapidamente riconoscimenti all'interno di un piccolo ma influente circolo di artisti e critici. Tenne la sua prima mostra personale nel 1952 alla Felix Landau Gallery di Los Angeles, seguita da mostre con André Emmerich a New York e Zurigo. Nel corso della sua carriera, espose ampiamente in musei negli Stati Uniti, tra cui il Pasadena Art Museum, la Corcoran Gallery, il La Jolla Museum of Contemporary Art e il Whitney Museum of American Art. Divenne una figura chiave nello sviluppo della pittura “hard-edge”, un termine coniato da Jules Langsner insieme a Peter Selz per descrivere il lavoro di McLaughlin e altri tre artisti californiani – Karl Benjamin, Lorser Feitelson e Frederick Hammersley – presenti nella storica mostra del 1959 "Four Abstract Classicists" al Los Angeles County Museum of Art. Langsner descrisse le forme di McLaughlin come “deliberatamente neutre”, sottolineando come il colore servisse a definirne e regolarne l'importanza all’interno della composizione. La filosofia artistica di McLaughlin, articolata attraverso il suo lavoro, fu un invito agli spettatori ad impegnarsi in una pura contemplazione, libera da indicazioni o interpretazioni esterne. I suoi dipinti non dovevano essere *su* qualcosa; erano destinati ad *essere* – entità autonome che invitavano a una quieta riflessione e a una comprensione più profonda del proprio rapporto con il mondo circostante. John McLaughlin morì nel 1976, lasciando dietro di sé un corpus di opere che continua a risuonare per la sua profonda semplicità, rigore intellettuale e duratura qualità spirituale. La sua eredità non risiede solo nel suo contributo allo sviluppo dell'arte astratta, ma anche nel suo incrollabile impegno nella creazione di dipinti che fungono da catalizzatori per la pace interiore e la contemplazione.