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1+1+1

Experience '1+1+1' by Alfredo Jaar – a thought-provoking 1987 installation exploring socio-political themes. Hand-painted reproductions available. Discover impactful art.

Alfredo Jaar è un artista cileno noto per installazioni provocatorie che affrontano temi politici e sociali attraverso fotografia, suono e architettura. Celebrazioni alla Biennale di Venezia e MoMA.

Giclée / Stampe d'arte

Stampa giclée o su tela di qualità museale, con produzione rapida e diverse opzioni di finitura. (Acquista il dipinto realizzato a mano Acquista il dipinto realizzato a manoAcquista immagine Acquista immagine)

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Sebbene siano disponibili dimensioni personalizzate, si raccomanda di selezionare una dimensione dall'elenco predefinito per preservare le proporzioni originali.

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Dimensioni riproduzione

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Prezzo totale calcolato

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Informazioni rapide

  • Title: 1 + 1 + 1
  • Subject or theme: Socio-political themes
  • Location: The Art Institute of Chicago
  • Artist: Alfredo Jaar
  • Movement: Conceptual Art
  • Year: 1987
  • Medium: Silver dye transparencies

Quiz d'arte

Per ogni domanda è presente una sola risposta corretta.

Domanda 1:
What is the primary artistic style employed in Alfredo Jaar’s ‘1+1+1’?
Domanda 2:
The installation utilizes a technique that aims to create what effect on the viewer?
Domanda 3:
What overarching theme does ‘1+1+1’ explore according to critics and scholars?
Domanda 4:
Where was Alfredo Jaar born?
Domanda 5:
What prominent art institution showcased ‘Infinite Cell’?

Descrizione del pezzo

Alfredo Jaar’s “1+1+1”: A Meditation on Repetition and Perception

Alfredo Jaar's "1+1+1," created in 1987, transcends mere visual representation; it embodies a profound exploration of conceptual art—a deliberate challenge to conventional notions of aesthetics and a poignant commentary on the human condition. This striking piece resides within The Art Institute of Chicago’s collection, offering visitors an opportunity to contemplate its layered meanings and enduring influence. The artwork itself consists of three meticulously crafted silver dye transparencies mounted on a wall, creating a deceptively simple yet powerfully resonant composition. Each photograph depicts a single figure—a man—positioned centrally against a muted brown backdrop. The photographs share identical framing and tonal qualities, emphasizing the concept of repetition as a cornerstone of Jaar’s artistic vision. This deliberate mirroring underscores themes of identity and duality – suggesting that seemingly disparate elements can converge into a unified whole. Jaar's technique is rooted in photographic manipulation—a process he honed during his formative years in New York City. He skillfully employs silver dye printing, a method known for its ability to capture subtle nuances of light and shadow, resulting in images imbued with an ethereal quality. The careful selection of brown as the background hue contributes to a contemplative atmosphere, inviting viewers to consider the figure’s solitary presence against a backdrop of quiet contemplation. Historically, “1+1+1” emerged during a period marked by significant social and political upheaval—the aftermath of the Falklands War and the burgeoning anxieties surrounding globalization. Jaar utilizes this context to interrogate notions of representation and how images can shape our understanding of reality. The repetition of the figure serves as a visual metaphor for confronting recurring patterns of behavior and thought, prompting reflection on personal responsibility and societal dynamics. Beyond its formal elements, “1+1+1” resonates emotionally with viewers through its exploration of isolation and introspection. The stark simplicity of the image—the solitary man framed against a neutral background—forces us to confront questions about human experience and our relationship to the world around us. It’s an artwork that lingers in the mind long after viewing, prompting contemplation on themes of identity, perception, and the enduring power of visual language. The Art Institute's reproduction program offers collectors and interior designers alike access to high-quality reproductions of Jaar’s masterpiece—allowing them to experience its captivating aesthetic and intellectual depth within their own spaces. It stands as a testament to Jaar’s ability to transform photographic images into vehicles for profound artistic inquiry.

Biografia dell'artista

L'Architetto della Memoria: Il Mondo Visionario di Alfredo Jaar

Nel vasto e spesso travolgente panorama dell'arte contemporanea, poche voci risuonano con la chiarezza inquietante e l'urgenza morale di Alfredo Jaar. Nato a Santiago, in Cile, nel 1956, l'identità artistica di Jaar è stata forgiata in un crogiolo di spostamenti e sconvolgimenti politici. La sua infanzia, segnata da un'esistenza nomade che lo ha condotto dalle sue radici cilene alla Martinica, gli ha instillato una profonda sensibilità verso i confini mutevoli della cultura e dell'identità. Questo senso di sradicamento sarebbe diventato in seguito un pilastro della sua pratica, mentre transitava dagli studi di architettura e cinematografia presso l'Università del Cile al consolidamento all'interno della frenetica e intellettualmente carica scena artistica di New York nel 1982. Non è arrivato a New York come un semplice osservatore; vi è giunto come un provocatore, pronto a utilizzare il medium dell'installazione per colmare il divario tra le realtà visibili e quelle invisibili.

L'opera di Jaar raramente riguarda l'oggetto in sé; riguarda piuttosto lo spazio tra la realtà e la sua rappresentazione. Egli parla spesso del "gap", quel abisso inconciliabile dove la verità della sofferenza umana incontra la lente edulcorata, e spesso anestetizzata, dei media globali. Attraverso una magistrale sintesi di fotografia, cinema, architettura e performance, Jaar costruisce ambienti immersivi che richiedono molto più di una visione passiva; essi esigono un confronto emotivo ed etico. La sua pratica è profondamente radicata nell'indagine degli squilibri di potere, in particolare quelli tra il Nord industrializzato e il Sud in via di sviluppo. Che sia attraverso l'uso di insegne al neon a Berlino o di schermi elettronici a Times Square, Jaar utilizza interventi pubblici per forzare un confronto con verità che la società spesso preferisce ignorare.

Testimoniare l'Invisibile: Temi di Conflitto e Umanità

Il significato storico dell'opera di Jaar risiede nel suo ruolo di testimone visivo delle tragedie della fine del XX secolo. Forse il suo traguardo più profondo e straziante è The Rwanda Project, un monumentale progetto pluriennale che ha cercato di documentare il genocidio del 1994 non attraverso le immagini sensazionalistiche dei telegiornali, ma attraverso una lente profondamente empatica. Concentrandosi sugli occhi delle vittime e sulle ombre persistenti della perdita, Jaar ha sfidato la complicità dello spettatore nella tendenza dei media a trasformare la catastrofe in puro spettacolo. Questo impegno nel "rendere testimonianza" si estende alle sue esplorazioni dell'estrazione dell'oro in Brasile, dell'inquinamento tossico in Nigeria e delle complesse tensioni politiche lungo il confine tra Messico e Stati Uniti.

La sua capacità di intrecciare la critica socio-politica in installazioni poetiche ed elegiache gli è valsa i più alti riconoscimenti nel mondo dell'arte. La sua carriera è scandita da pietre miliari significative, tra cui:

  • The Hasselblad Award (2020): Un prestigioso riconoscimento del suo profondo impatto sul medium della fotografia e dello storytelling visivo.
  • Premio Nazionale per le Arti Plastiche (Cile, 2013): Un onore alla sua duratura connessione con la patria e al suo contributo all'identità culturale cilena.
  • Borsa Guggenheim (1985): Una precoce validazione del suo approccio sperimentale all'arte multidisciplinare.
  • MacArthur Foundation Award (2000): Un riconoscimento dei suoi innovativi contributi al dialogo artistico globale.

Un'Eredità di Empatia e Resistenza

Al di là della dimensione politica, l'opera di Jaar possiede una qualità lirica, quasi architettonica, che parla al desiderio umano fondamentale di connessione. Le sue installazioni funzionano spesso come meditazioni sulla memoria, utilizzando luce, ombra e scala per evocare il peso della storia. In opere come A Logo for America, ha utilizzato il semplice potere del testo e dell'immagine per decostruire i colonialismi linguistici, ricordando al mondo che il termine "America" comprende molto più di un singolo continente. Questo rigore intellettuale, unito a un incrollabile impegno per la giustizia sociale, assicura che il suo lavoro rimanga perpetuamente rilevante in un'era di saturazione digitale e sovraccarico informativo.

Mentre navighiamo in un mondo contemporaneo sempre più definito da verità frammentate e crisi globali, l'arte di Alfredo Jaar funge sia da specchio che da bussola. Egli non offre risposte facili o illusioni confortanti; al contrario, fornisce gli strumenti per guardare più a fondo nelle ombre della storia. La sua eredità si trova in ogni spettatore che, dopo essere uscito dalle sue installazioni, si ritrova incapace di guardare il mondo con la stessa indifferenza. Attraverso la sua lente visionaria, l'atto di vedere diventa un atto di resistenza, e la ricerca della verità diventa una responsabilità umana condivisa.

Alfredo Jaar

Alfredo Jaar

1956 - , Chile

Dati rapidi

  • Artistic Movement Or Style: Conceptual Art
  • Artists Who Influenced This Artist:
    • Robert Grosz
    • Hans Bellmer
  • Date Of Birth: 1956
  • Full Name: Alfredo Jaar
  • Nationality: Chilean
  • Notable Artworks:
    • Lament of the Images
    • Rwanda Project
  • Place Of Birth: Santiago, Chile
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