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Composizione
Dimensioni della riproduzione
La superficie di questa acquaforte e acquatinta del 1957 respira con un'energia silenziosa e ritmica. Una grande struttura nera domina il centro, agendo come un pesante ancoraggio per l'occhio, mentre forme più piccole e sovrapposte fluttuano intorno ad essa per creare un senso di profondità. Non vi è alcun tentativo di rappresentazione; al contrario, l'opera si concentra su come la luce incontri il pigmento. Gli strati delle lastre in acquatinta costruiscono una trama che appare allo stesso tempo solida e suggestiva. Quando la luce colpisce la superficie, emergono sottili variazioni nell'intensità tonale, rivelando che il nero è tutt'altro che vuoto. Esso custodisce una radiosità nascosta, un fremito di luminosità intrappolato nelle ombre profonde.
L'interazione tra queste forme scure e lo spazio circostante crea una tensione tra solidità e suggestione. Si percepisce il peso della forma centrale, eppure le strutture più piccole impediscono alla composizione di diventare statica. L'opera esiste in uno stato di costante mutamento, dove i confini di ogni figura sembrano spostarsi a seconda di quanta luce vi venga proiettata. È uno studio su come l'oscurità possa trasformarsi in una presenza luminosa quando è costretta a interagire con l'illuminazione.
Quest'opera incarna l'essenza dell'Outrenoir, un metodo che cerca di andare oltre la comprensione tradizionale del nero. Invece di trattare il colore come un'assenza o un vuoto, la tecnica lo considera un partecipante attivo nell'esperienza visiva. Attraverso una meticolosa stratificazione di texture, l'artista ottiene una superficie che fa molto più che limitarsi a risiedere sulla carta. Il processo dell'incisione permette una topografia intricata in cui la luce può essere catturata e riflessa.
L'approccio è deliberato e lento, specchiando un ritmo meditativo piuttosto che un gesto impulsivo. Esiste una profonda connessione con lo spirito primordiale delle pitture rupestri preistoriche e con la presenza pesante e silenziosa dell'architettura romanica. Privando l'opera di una tavolozza cromatica convenzionale, l'attenzione si concentra interamente sulla relazione tra ombra e luce. Il nero non si limita a coprire la superficie; la trasforma, mutando uno spazio monocromo in un complesso campo di percezione dove oscurità e luce sono elementi interdipendenti.
"Composizione" di Pierre Soulages, conservata presso Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea Torino, è ancora protetta dal diritto d'autore. Questo stato determina se sia possibile realizzare riproduzioni dell'immagine.
La tavolozza di "Composizione" ha una saturazione Saturazione tenue.
"Composizione" di Pierre Soulages appartiene al movimento Informale Europeo. Questo movimento fornisce il contesto stilistico dell'opera.
Pierre Soulages (Rodez, 24 dicembre 1919 – Nîmes, 25 ottobre 2022) è stato un pittore francese astratto celebre come “il pittore del nero”. Associato all'arte astratta dalla fine degli anni Quaranta, e per un certo periodo associato all’action painting e all’astrazione lirica, ha lavorato al di fuori di qualsiasi gruppo e il suo lavoro sfugge a qualsiasi posizionamento teorico collettivo. È noto soprattutto per l’uso dei riflessi del colore nero, che chiama “luce nera” o “outrenoir”, ma può comunque essere considerato uno degli artisti più importanti del XX secolo.
Nato a Rodez, Aveyron, in Francia nel 1919, il percorso artistico di Soulages è iniziato con esplorazioni nei musei di Parigi prima della Seconda Guerra Mondiale. Cercava la sua vocazione tra i capolavori del passato. Vedendo opere di Pablo Picasso e Paul Cézanne, visitò il Louvre e fu affascinato dalle immagini rupestri preistoriche e dalle chiese romanesque.
Dopo aver prestato servizio militare durante la guerra, ha stabilito uno studio a Parigi e ha esposto per la prima volta il suo lavoro al Salon des Indépendants nel 1947. Ha anche lavorato brevemente come scenografo teatrale.
Lo sviluppo artistico di Soulages è stato segnato da una ricerca incessante per esprimere la luce attraverso il mezzo del nero. Non era interessato al nero per le sue connotazioni cupe, ma piuttosto per la sua capacità di riflettere e assorbire la luce, creando un gioco di ombre e illuminazione. Ciò ha portato allo sviluppo del suo stile caratteristico, che ha chiamato ‘Outrenoir’ – letteralmente “oltre il nero”.
Spiegava che Outrenoir non è semplicemente il colore nero; rappresenta un regno diverso, simile a dire "oltre il Canale" per l'Inghilterra o "oltre il Reno" per la Germania. Significa uno spazio oltre la comprensione convenzionale del colore stesso.
La tecnica di Soulages prevedeva l’applicazione di vernice in strati spessi, spesso manipolando il materiale con strumenti come cucchiai, rastrelli e implementi in gomma per creare superfici testurizzate. Queste texture erano cruciali per catturare e riflettere la luce. Ha impiegato movimenti di raschiatura, scavamento ed incisione per ottenere effetti lisci o ruvidi, interrompendo l’uniformità della superficie nera.
Soulages credeva che il nero fosse un elemento fondamentale per esprimere emozioni profonde e creare opere d'arte significative. Egli utilizzava spesso materiali semplici come legno e carta, creando composizioni austere ma ricche di significato simbolico.
Soulages è considerato un vero punto di riferimento per l’arte contemporanea e una figura imprescindibile nella storia dell'astrattismo francese.
1919 - , Francia